Created on 09 Jul 2021 ;    Modified on 09 Jul 2021

La recensione di Lotta o declino

Ho letto il saggio "Lotta o declino": una intervista a Noam Chomsky, condotta da Emran Feroz, pubblicato dalla Adriano Salani Editore nel 2021. In questo articolo riporto le mie impressioni.

Riferimenti

Periodo di lettura e di recensione: Luglio 2021

Autore: Noam Chomsky
Titolo: Lotta o declino
Titolo originale: Kampf oder Untergang!
Sottotitolo: perché dobbiamo ribellarci contro i padroni dell'umanità
Pagine: 171
ISBN: 978-88-3331-370-2
Serie: Ponte alle grazie


Alcuni personaggi

  • Noam Chomsky, intervistato; linguista, sociologo, scienziato cognitivista, teorico della comunicazione, esponente della sinistra radicale statunitense;
  • Emran Feroz, intervistatore; giornalista indipendente.

Contenuto

Non è semplice riassumere il contenuto di un saggio, che in realtà è una intervista. Per questo motivo, nel seguito cercheremo di riassumere i contenuti principali [1] dei singoli capitoli del libro.

Capitolo 1. Tucson, Arizona.

Questo capitolo descrive il contesto in cui attualmente abita e lavora Chomsky.

Dal 2017 Chomsky è a Tucson, in Arizona, presso il Dipartimento di Linguistica dell'Università dello stato. E, nel descrivere la terra in cui attualmente vive, Chomsky mette subito in rilievo uno dei suoi assunti fondamentali, che ribadirà più volte nel corso del saggio: le crisi migratorie che affliggono l'occidente, sono il frutto, e quindi responsabilità, delle politiche adottate negli anni precedenti sui territori dei migranti da parte delle varie potenze mondiali. Cominciando con le nazioni europee, per proseguire con gli Stati Uniti.

Le successive osservazioni riguardano l'aspetto politico. E sono tra i paragrafi più densi di concetti del libro.

Si comincia osservando che vengono adottate ovunque, non solo in Arizona, politiche neoliberiste, che mettono il mercato al centro della società. Di conseguenza il neoliberismo è la causa della progressiva disgregazione sociale e delle istituzioni pubbliche cui stiamo assistendo in questi decenni. Dando luogo ad una disparità economica sempre più accentuata, con conseguente crisi del sistema politico, e quindi della democrazia.

Quindi, citando il lavoro di L. Katz e A. Krueger, focalizzato sull'incremento del lavoro atipico, a detrimento dell'occupazione dipendente, Chomsky arriva alla conclusione che il tasso di disoccupazione reale negli Stati Uniti è del 11%.

Inoltre considerando l'effetto combinato del neoliberismo con la globalizzazione, si capisce come sia possibile per gli imprenditori minacciare la manodopera locale di fare ricorso alla delocalizzazione degli impianti produttivi, rivolgendosi a paesi con minori garanzie (e importi salariali) per i lavoratori.

Il risultato di tutto ciò è un aumento della produttività e del tasso di occupazione, accompagnati da una diminuzione del salario della manodopera, e da un aumento dei profitti per gli imprenditori.

A livello sociale tutto ciò è considerato una vittoria da parte di una piccola elite, che fruisce dell'aumento del divario rispetto la classe lavoratrice. Mentre quest'ultima, ovvero la maggiorza della popolazione, cova risentimento, rabbia, paura, e disprezzo per le istituzioni: è il populismo che sta' avanzando a grandi passi in Europa e negli Stati Uniti.

Unica nota positiva, in questo quadro, l'emersione di realtà al di fuori degli schemi, come Bernie Sanders, che nelle ultime due elezioni presidenziali statunitensi si è affermato come un outsider tra i candidati del partito democratico. E questo è avvenuto nonostante Sanders non possa contare sull'appoggio delle elite industriali e finanziarie, che tradizionalmente pilotano le elezioni tramite l'apporto di congrui fondi economici per finanziare le campagne politiche dei candidati che propugnano.

Secondo l'analisi di Chomsky, dal '45 ad oggi la realtà sociale ed economica si è trasformata profondamente. Alla fine della seconda guerra mondiale gli Stati uniti avevano un PIL pari ad oltre il 40% di quello mondiale. Permettendo un potere economico di gran lunga superiore a qualunque altro stato. Oggi il PIL statunitense vale il 20% di quello mondiale. Ma questa sola osservazione è fuorviante. Oggi, con la globalizzazione, i grandi gruppi finanziari e industriali non sono più costretti entro i confini di una singola nazione. Per questo motivo non si può più guardare il PIL per valutare il peso economico di una nazione nel mondo. È necessario valutare il fatturato delle sue multinazionali. Secondo Sean Starrs attualmente questo valore per le multinazionali che hanno origine negli Stati Uniti, si attesta a circa il 50% del fatturato mondiale. Da questo punto di vista la potenza globale degli Stati Uniti non è cambiata.

Seguono poi le considerazioni riguardo la responsabilità degli intellettuali, che portano a mettere in rilievo come oggi le decisioni possono essere di una tale portata da mettere in forse la sopravvivenza del genere umano e del pianeta. Con particolare enfasi per la costruzione e l'uso di armi nucleari e delle ricadute sull'ambiente delle attività umane.

E, in questo contesto, risalta in modo particolare la decisione di Trump di abbandonare il trattato di Parigi, portanto l'economia degli Stati Uniti ad imboccare la strada della distruzione dell'ambiente [2].

L'intellettuale viene considerato tale dalla classe politica se assume posizioni d'opposizione negli stati ostili. Viceversa, la logica si ribalta quando si parla di intellettuali nel proprio stato; in tal caso si accettano solo figure che aderiscono alla linea politica ufficiale. Mentre i dissidenti nella propria società sono considerati in modo negativo.

Riguardo il ruolo della comunicazione nella società moderna, si osserva come fallisca nel veicolare una corretta informazione. Dando spazio a pseudo comunicatori impegnati a propagandare, senza considerazione riguardo la veridicità, le notizie necessario a favorire i loro scopi.

Capitolo 2. Imperialismo, guerra e cause delle migrazioni.

Qui si considerano le relazioni tra le attività di controllo degli stati nel mondo effettuate da stati imperialisti, e i relativi effetti sia a livello ambientale che sociale.

Si ricorda come gli Stati Uniti abbiano appoggiato svariati golpe in America centrale e Sudamerica, favorendo l'insediamento di sanguinosi governi dittatoriali. Non solo. Si rileva anche l'appoggio ad Israele, perseguitante i Palestinesi. L'invasione dell'Afganistan e, soprattutto, dell'Iraq.

Ci si chiede per quale motivo negli US non vi è uno studio critico del genocidio delle popolazioni autoctone, a differenza di quanto accaduto in Europa riguardo l'Olocausto. Chomsky osserva che in Europa la Germania fu sconfitta dagli Alleati. Mentre gli Stati Uniti non hanno mai subìto sconfitte nelle loro politiche espansive, portando ad una degradazione della loro morale.

Anche la storia dello schiavismo, uno dei cardini economici che ha permesso la crescita dell'iniziale economia statunitense, viene insegnata superficialmente nella scuola statunitense.

E queste due caratteristiche negative della storia statunitenze, schiavismo e genocidio degli autoctoni, affodano addirittura le loro radici nel Secondo emendamento della Costituzione statunitense. Successivamente ripreso dalle politiche industriali dei fabbricanti di armi arrivando alla attuale diffusione dell'uso delle armi da fuoco negli US.

Quale sia stata la politica degli Stati Uniti nel mondo si legge nel memorandum Policy Planning Staff n.ro 23, redatto nel 1948 da George Kennan: il Sudest asistico per la fornitura di materie prime, l'Africa all'Europa, il Sudamerica agli Stati Uniti. In tal modo gli US hanno lavorato attivamente in Sudamerica per impedire l'affermazione di governi nazionalisti che fossero indipendenti dagli Stati Uniti.

Di contro, ancora oggi, la spesa militare degli US, da sola, equaglia la somma degli investimenti delle altre sette superpotenze mondiali. Le basi militari statunitensi nel mondo sono circa ottocento, in oltre settanta paesi.

E la politica statunitense ha utilizzato tutti gli strumenti a disposizione per imporre il proprio dominio. Dagli strumenti militari, con la guerra nel Vietnam (iniziata nel 1955), all'insediare dittature militari, come in Cile (iniziata nel 1973), per tornare all'uso della macchina militare in Afganistan (dal 2001) e Iraq (dal 2003).

La conseguenza di queste politiche è l'espansione delle attività economiche, che impoverisce i lavoratori locali e ha un impatto devastante sull'ambiente. Dando luogo ad estesi fenomeni di migrazione verso i paesi economicamente più forti: Europa e Sati Uniti.

E le migrazioni mettono in evidenza aspetti sconcertanti. Paesi ricchi, come la Germania, che accolgono un flusso di migranti pari al 1% della loro popolazione. Mentre paesi sull'orlo del collasso, come il Libano, accolgono un flusso migratorio pari al 25% della loro popolazione. Per non parlare delle politiche dei paesi dell'europa dell'est, che chiudono completamente le loro frontiere, contravvenendo ai trattati europei che avrebbero accettato.

Capitolo 3. Donald Trump e il "mondo libero".

In questo capitolo Chomsky ribadisce la sua contrarietà alla presidenza di Trump, che considera una star televisiva e non un avveduto politico.

Trump è l'espressione di un elettorato ricco e potente, orientato a difendere i propri privilegi, a considerarsi superiore agli altri e a negare le responsabilità nel gestire le attività umane che impattano l'ambiente.

Conseguenze di queste caratteristiche sono le coercizioni volte alla soppressione dell'ingresso di migranti negli Stati Uniti, l'uscita dal trattato di Parigi, e la ripresa di attività fortemente negative per l'ambiente, come l'estrazione e l'uso del carbone.

Inoltre la riforma fiscale di Trump [3] ha sostanziosamente tagliato le imposte alle società e agli alti redditi, facendo sconti molto inferiori ai redditi più bassi.

Passando ai rapporti con altri paesi, Chomsky osserva una diminuzione del controllo degli Stati Uniti verso il Sudamerica. Mentre ritiene che la politica economica di austerità dell'Europa mini le fondamenta del welfare di molti paesi che la compongono, facendo gli interessi di industriali e istituti finanziari, contro una classe lavoratrice che, per opposizione, si ribella ai governi democratici attuando una pericolosa deriva verso la destra populista. Nel Medio Oriente Trump appoggia pienamente regimi dittatoriali, come quello Saudita. Ed ostracizza le nazioni che possono contrastare la politica di egemonia nella regione degli US, di Israele e dell'Arabia Saudita; in particolare: l'IRAN [4] e, precedentemente, l'IRAQ, distrutto tramite una invasione militare diretta. Verso la Cina si è ingigantito l'omnipresente timore di una loro affermazione globale. Mentre si guarda con sospetto anche alla Turchia, che sta portando avanti una politica estera maggiormente indipendente dagli US rispetto il passato, e amplificando a dismisura l'importanza di Erdogan nella vita politica del paese. infine, riguardo la Russia, Chomsky cova il sospetto che l'Occidente abbia profittato del crollo dell'Unione Sovietica, violando i patti che erano stati proposti da Gorbačëv, ed allargando l'estensione della NATO verso EST, in chiave di opposizione alla nascente Federazione Russa. Inoltre se si considera la politica di uccisioni a distanza utilizzando i droni, gli Stati Uniti di fatto utilizzano gli stessi sistemi dei terroristi, spesso coinvolgendo la popolazione civile.

Tornando alla politica interna, si osserva come il modello politico statunitense in realtà sia enormemente influenzato da gruppi di potere economico (lobby), alterando i principi di base della democrazia.

Capitolo 4. Dio, la religione e lo Stato.

La famiglia di origine di Chomsky affonda le sue radici nell'ortodossia ebraica. Ma Chomsky stesso non è credente, pur rispettando tutte le opinioni religiose. In particolare Chomsky ha una posizione agnostica: non si pone proprio il problema dell'esistenza di Dio, in quanto non analizzabile.

Riguardo l'influenza della religione, vi sono aspettii negativi, ma anche positivi. Come ad esempio la rinascita del messaggio pacifista del Vangelo. Di importanza fondamentale è l'analisi critica delle idee propugnate da una religione. E questo vale per qualunque religione, ad esempio sia per il Cristianesimo che per l'Islamismo. Di più: vale anche per l'etica sociale. Ad esempio per la libertà di espressione, che Chomsky considera fondamentale salvo quando è intenzionalmente rivolta a provocare una azione illegale nell'immediato [5]. Così come ritiene non sostenibile il fatto che degli stati, in particolare US e Israele, uccidano persone senza processo, perché sospettate di essere terroristi. Il terrorismo esiste, ma va combattuto con mezzi legali. In caso contrario si alimenta il risentimento, e si fa da cassa di risonanza alle affermazioni di chi pratica il terrorismo.

Capitolo 5. L'ottimismo nella distopia.

Chomsky ci narra un mondo distopico [6]. Ma ritiene sia necessario coltivare l'ottimismo che ci conduce ad agire per migliorarlo. Come insegnano le organizzazioni umanitarie che si danno da fare per supportare gli immigrati. Queste persone alimentano la speranza di un cambiamento che contrasti le pulsioni razziste che vengono dal retaggio storico.

Chomsky ritiene che violenza e oppressione siano oggettive e, in quanto tali, sicuramente sono tratti presenti nella natura umana. Ma sono altrettanto presenti la compassione, la gentilezza e la solidarietà, pure queste presenti nella natura umana. Nella sua visione, le politiche sociali hanno il compito di indirizzare le caratteristiche costruttive della natura umana alla guida delle strutture istituzionali e culturali.

Mentre rigetta le attuali politiche di controolo delle migrazioni. Ovvero Europa e Stati Uniti che pagano i paesi limitrofi, parliamo della Turchia, della Libia, del Messico, perché fermino i flussi migratori prima che arrivino al loro interno. Senza assumersi le responsabilità delle loro origini. Origini che hanno le radici nello sfruttamento economico e nel cambiamento climatico da loro alimentato.

Così come è preoccupato dall'uso di informazioni collezionate sui social media per veicolare appositi messaggi elettorali ai loro frequentatori. Approccio usato ampiamente dai partiti di destra europei e statunitensi. E non approva il fatto che i mezzi d'informazione classici, tv e giornali, si comportano in modo tale da allinearsi alla dottrina dominante.

Tra le politiche sociali d'importanza strategica, vi sono quelle che impattano l'istruzione. Chomsky è un convinto sostenitore dell'applicazione delle pedagogie critiche e progressiste: il modello del file rosso steso dall'educatore per far crescere le capacità individuali dello studente. Modello contrapposto al vaso da riempire, che cerca di ottenere il massimo dell'efficienza nella flessibilità lavorativa: modello tipico della formazione neoloberista [7]. Ricerca che si riflette non solo nelle materie insegnate e nei metodi didattici, ma anche nelle forme di contratto utilizzate dagli istituti di formazione. Contratti che utilizzano estesamente il tempo determinato, minando la qualità dell'insegnamento.

Nonostante queste osservazioni, è fondamentale mantenere un atteggiamento costruttivo, volto a migliorare costantemente le istituzioni. Anche se queste cadono in mano a classi politche conservatrici, come Trump negli Stati Uniti, o come i governi Sovietici, che Chomsky non considera socialisti, dalla rivoluzione bolscevica in poi. Ed anche se più volte, in passato, governi progressisti in varie parti del mondo, sono poi evoluti in forma corrotte, che non hanno perseguito gli interessi dei lavoratori che li avevano votati. D'altro canto, mentre negli anni Sessanta le critiche sociali erano scarse, in ritardo rispetto gli avvenimenti e poco seguite, oggi è vero il contrario. Spesso si criticano aspetti sociali negativi prima che diventino comuni, e tali critiche hanno un seguito decisamente maggiore.

Capitolo 6. Come insegnare ai padroni dell'umanità ad avere paura.

Rifacendosi alla massima di Gramsci: "Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà", Chomsky ritiene che esprima la logica che si deve abbracciare nell'ambito sociale. Infatti, anche se la ragione ci porta ad analizzare gli aspetti negativi della società in cui viviamo, d'altro canto questi aspetti sono tutti migliorabili, e quindi è necessario abbracciare l'ottimismo per agire e cercare di risolverli.

La storia ci mostra esempi positivi di evoluzione sociale in diversi campi. Ad esempio il cambiamento negli anni dei diritti delle donne. Oppure la crescente resistenza allo sviluppo e all'uso delle armi nucleari. Per finire all'aumentata percezione dei problemi indotti dalle attività umane riguardo l'ambiente.

Ma questi esempi positivi non esisterebbero se le persone non si fossero impegnate attivamente per cambiare la società in cui vivevano. E per persone no si fa riferimento solo a personaggi storici di particolare rilievo. Ancora più importante è il contributo di tutte le persone: senza di loro, senza lo sviluppo di un loro pensiero indipendente, nessun cambiamento sarebbe possibile.

Impressioni

Questo è stato un libro che abbiamo letto rapidamente. Cattura l'attenzione perché scritto in modo semplice, facilmente assimilabile. I concetti ritenuti importanti sono ripetuti più volte e considerati da angolazioni diverse, per permettere al lettore di fissarli permanentemente [8].

D'altro canto abbiamo penato per effettuarne la recensione. Non ci è sembrato sufficiente liquidarlo con un: "leggetevelo". Ma riassumerne i contenuti non è stato semplice. Prima di tutto perché sono articolati e interconnessi: quindi difficilmente isolabili e riassumibili. Secondo aspetto, perché sono parecchi. E quindi, a maggior ragione, è stato diffile produrne una sintesi compatta. Tanto è vero che questa recensione non si può certo definire compatta.

Una considerazione importante che ci sentiamo di fare è che Chomsky ha giocato in casa. Il suo intervistatore, Emran Feroz, è schierato sulle sue stesse posizioni progressiste, come si nota dal modo in cui sono formulate le domande. Questo inibisce una vera dialettica in cui si evidenzino argomentazioni avverse: in pratica si tratta di un monologo condotto dal solo Chomsky, anche se organizzato da Feroz.

Ciò non diminuisce l'interesse nel conoscere il pensiero sociopolitico di questo mostro della cultura moderna. Per questo motivo speriamo che questa recensione solleciti nei lettori l'interesse ad approfondire i contenuti leggendo direttamente il libro interessato.

L'importanza della sua lettura diretta scaturisce dalle affermazioni finali di Chomsky in questo libro: "... cerco solo di fornire gli strumenti di una sorta di autodifesa intellettuale. ... Mi riferisco ... al fatto di sviluppare un pensiero indipendente; un compito non facile quando si è isolati. E il nostro sistema dominante è bravissimo a isolare tra loro le persone. ... Non si può cambiare il mondo in solitudine. Chi vuole cambiare il mondo si mobilita e lavora insieme agli altri. ..."

Enjoy. ldfa


[1]Principali secondo la nostra opinione.
[2]Questa sciagurata decisione è stata revocata dal presidente J. Biden, succeduto a D. Trump nel Gennaio 2021.
[3]Il Tax Cuts and Jobs Act del 2017.
[4]Questa comunque non è una caratteristica di Trump, ma di praticamente tutte le amministrazioni degli Stati Uniti.
[5]Due osservazioni. Qui Chomsky si rifà ad una sentenza nel 1969 della Corte Suprema statunitense. Considerando il fatto che molti conservatori additano Chomsky come un Anarchico, troviamo strano sentire un anarchico prendere leggi e sentenze a fondamento di un discorso.
[6]Per distopico solitamente si intende un aggettivo opposto ad utopico. Quindi qualcosa di estremamente negativo.
[7]Queste considerazioni riguardo l'istruzione, secondo noi hanno profondi punti di contatto con quanto è avvenuto in Italia nel ventennio berlusconiano. Ventennio in cui abbiamo assistito ad una riforma dell'istruzione, volta ad alimentare quella privata, a detrimento di quella pubblica. E con lo scopo apertamente dichiarato di aumentare l'aderenza del mondo scolastico a quello del lavoro.
[8]In questo si osserva la prediposizione di Chomsky all'insegnamento.