Created on 06 Mar 2020 ;    Modified on 30 Mar 2020 ;    Translationenglish

Andamento temporale del Coronavirus Covid-19 nel mondo

Nota. Dati aggiornati al 2020-03-30.

Questo articolo riporta l'andamento temporale dell'epidemia COVID-19 nel mondo secondo i dati diffusi dal European Centre for Disease Prevention and Control.

L'agenzia European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) pubblica giornalmente i dati della diffusione del COVID-19 nel mondo.

Nota. Non ho controllato per gli altri paesi, ma per l'Italia i dati della ECDC riportano quelli della Protezione Civile italiana, con un ritardo di 24 ore.

Analisi grafica

Qui di seguito riporto la grafica della serie storica dei dati cumulativi elaborati dalla pubblicazione della ECDC.

Si noti che questi sono dati complessivi, in quanto ECDC non pubblica il numero di guariti, ma, per ogni singolo giorno, solo il numero di nuovi casi e i decessi.

Di conseguenza, sommando giorno per giorno il numero di nuovi casi, è possibile ottenere solo il numero complessivo di persone colpite dal virus.

Dai dati di ECDC calcolo i 10 paesi che hanno il più altro numero di persone colpite. Qui di seguito indico l'andamento temporale dei totali giornalieri per questi dieci paesi, a partire dal 14 gennaio 2020.

COVID-19, Mondo


Invece, il seguente grafico mostra l'andamento dei casi complessivi, partendo dal 20 Febbraio 2020. In tal modo è possibile osservare meglio l'andamento in quest'ultimo periodo.

COVID-19, Mondo, senza la Cina

I dati da cui sono derivati i grafici sono consultabili a questo indirizzo.

Sintesi della situazione al 2020-03-30

Qui di seguito una sintesi della situazione per i venti paesi più colpiti alla data di aggiornamento di questo documento. Sono riportati i casi totali, i decessi, e il rapporto tra decessi e casi totali

situazione dei venti paesi più colpiti al 2020-03-30
date cases death death/cases country
2020-03-30 143025 2509 0.01754 United States of America
2020-03-30 97689 10781 0.11036 Italy
2020-03-30 82463 3311 0.04015 China
2020-03-30 78797 6528 0.08285 Spain
2020-03-30 57298 455 0.00794 Germany
2020-03-30 40174 2606 0.06487 France
2020-03-30 38309 2640 0.06891 Iran
2020-03-30 19522 1228 0.06290 United Kingdom
2020-03-30 14274 257 0.01800 Switzerland
2020-03-30 10866 771 0.07096 Netherlands
2020-03-30 10836 431 0.03977 Belgium
2020-03-30 9661 158 0.01635 South Korea
2020-03-30 9217 131 0.01421 Turkey
2020-03-30 8813 86 0.00976 Austria
2020-03-30 6255 61 0.00975 Canada
2020-03-30 5962 119 0.01996 Portugal
2020-03-30 4256 136 0.03195 Brazil
2020-03-30 4247 15 0.00353 Israel
2020-03-30 4102 22 0.00536 Norway
2020-03-30 4093 16 0.00391 Australia

Alcune osservazioni

Alla data di stesura di questo articolo (20 Marzo 2020) osservo:

  • come indicato dall'andamento costante della curva della Cina, questo paese è in una fase di gestione post epidemica; i nuovi casi sono molto contenuti, e in gran parte, o totalmente, dovuti a contagi di persone provenienti dall'estero;
  • in Italia l'infezione è ancora in pieno sviluppo, come si nota osservando la pendenza accentuata della relativa curva;
  • così come sono in piena fase di diffusione la Spagna e gli USA; questi addirittura sembrano avere tassi di espansione dell'epidemia superiori all'Italia;
  • sorprendente la Corea, che è riuscita a contenere rapidamente l'espansione del virus; da questo paese avremmo (tutti) da imparare; non sarebbe male chiedere loro consiglio;
  • strano l'Iran; la sua curva, dopo il primo andamento (come al solito) polinomiale, ora si è appiattito in modo simile ad una retta; segno che le attività di contrasto in corso sono piuttosto efficaci anche se non riescono a bloccare completamente la diffusione del virus; anche questo sarebbe un caso da cui apprendere qualcosa.

Aggiornamento del 26 Marzo 2020. Ho aggiunto la tabella dei dati relativi alla data di aggiornamento, con la colonna che riporta il rapporto tra decessi e numero totale di casi positivi.

I numeri di questa colonna sono contrastanti. A fronte di una mortalità del 9.8% dell'Italia, si osserva un 4% della Cina e un 1.4% degli USA. Per non parlare del 0.3% dell'Australia o della Germania o della Norvegia.

Questi divari sono eccessivi per sistemi sanitari che sono qualitativamente comparabili. Anche volendo mettere in conto per l'Italia un eccesso di popolazione in età avanzata. Sono convinto che siamo di fronte a diversi criteri di censimento dei dati. Sia per definire la positività alla malattia, che per la causa del decesso.

E sono convinto che la prima cosa da fare consiste nell'imporre un standard di comportamento tra tutte le nazioni, altrimenti il monitoraggio non ha senso. E quanto fatto in un paese, non è analizzabile e confrontabile con quanto fatto in un'altra nazione. Ad esempio, insisto, si osservi la curva dei casi totali dell'Iran; che per me è un grosso punto interrogativo. Fine aggiornamento del 26 Marzo 2020.

Ed alcune considerazioni

Questa pandemia ha reso evidente più che mai il fatto che "tutto il mondo è paese". Un vecchio proverbio che voleva mettere in evidenza come certi comportamenti siano osservabili in tutte le persone. Ma che ora si può intendere alla lettera: i viaggi per piacere o per lavoro tessono una ragnatela che avvolge tutta l'umanità nel mondo.

A mio avviso non è un caso che in Italia la diffusione sia avvenuta proprio nelle regioni più attive industrialmente: Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Sono le regioni che hanno avuto più contatti con le industrie in Cina, dove è avvenuta la prima diffusione.

Attenzione, non sto dicendo che è colpa della Cina, o che non si deve commerciare con essa. Sono convinto che una nuova epidemia si sarebbe potuta sviluppare in un qualunque altro paese nel mondo. E se questo paese fosse stato attivo industrialmente (esempi: Germania, Francia, USA, Brasile, UK, Italia, ...) sarebbe accaduto esattamente ciò che stiamo vivendo ora: dal paese in questione (la nazione zero :-) si sarebbe diffuso ad un suo partner industriale (la nazione uno ...) per poi diffondersi nel resto del mondo.

Quindi, che facciamo? Fermiamo i viaggi, e riportiamo il mondo ad un medioevo fatto di feudi i cui confini potevano essere attraversati solo per gravissimi motivi? (ricordate il film Non ci resta che piangere di Benigni e Troisi? Il gabelliere che chiedeva: "chi siete? cosa portate? quanti siete? un fiorino!").

Qualunque cosa dica Trump, io non credo sia una buona idea. Anche perché sono convinto che se in quel periodo carestia e malattie mietevano vittime, era proprio a causa della miseria di risorse fisiche e di conoscenza imposte da questa parcellizzazione che impediva aiuto e conoscenza reciproche.

In un corso di comunicazione che ho frequentato tempo fa, l'insegnante esordì dicendo: "Quando parlate con qualcuno ricordate a voi stessi: la sua differenza è la vostra ricchezza".

Questo concetto è cardine. Attraverso le differenze tra persone si scoprono nuovi modi di vedere le cose. E ogni volta si scopre qualcosa, gli orizzonti si allargano, migliorando noi stessi e chi ci circonda. Ampliando le nostre capacità e quelle del nostro vicino.

Quindi io penso: ben vengano i viaggi, un mondo sempre più connesso, scambi commerciali con tutti. Ma ... attrezziamoci!

Nel 2015 un persona, tal Bill Gates, in una sua esposizione a TED si disse convinto che il maggior rischio per l'umanità è la possibilità di una pandemia. In quell'occasione Bill Gates propose di organizzarsi con un modello sanitario in grado di reagire rapidamente in tutto il mondo per contrastare con efficacia una epidemia. E concluse il suo intervento dicendo: "se iniziamo (a prepararci) adesso, potremo essere pronti per la prossima epidemia".

Non ci siamo preparati. E ora ne paghiamo le conseguenze, in termini economici e, sopratutto, di vite perse.

Da tutto ciò, saremo in grado di imparare?

Per finire: come ne usciamo? Più che mai con uno sforzo comune. E necessario mettere a fattor comune le risorse dei diversi paesi per farle confluire dove servono maggiormente. Sento di persone che si alterano perchè pensano che tamponi prodotti in Italia non dovevano essere forniti agli USA. Ma noi italiani, a nostra volta, non ci siamo fatti scrupolo di acquistare i sistemi sanitari di ventilazione dalla Germania. Quindi? Insisto, non è chiudendoci nel nostro feudo che ne verremo fuori senza acciacchi. Bene l'Unione Europea se veramente organizzarà una riserva di materiali sanitari da impiegare nei paesi con maggiori necessità.